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Lettera aperta alla mia generazione

Lettera aperta alla mia generazione.

Ho da pochissimo compiuto 25 anni, un quarto di secolo è passato e credo sia giusto, per me inevitabile, fermarmi a riflettere sulla società nella quale ho vissuto fin’oggi. Per evitare di essere troppo prolissa mi soffermo a esaminare una frase che ascolto spesso: “I giovani di oggi fanno schifo!”.

Permettetemi di dissentire, o meglio di spiegare.

È vero, in giro i bambini di sedici anni bestemmiano e ruttano a rotta di collo. Non sanno parlare in italiano, hanno l’insulto facile, sono arroganti con i deboli e zerbini coi potenti (citando Frankie), le femminuccie anoressiche o bulimiche per cosa poi? Per imitare Belen, Dio mio che dolore!

Però, l’altro giorno è successa una cosa che mi ha fatto riflettere:

 

Lunedì sono andata all’università, questo periodo strafrequentata a causa degli imminenti esoneri ed appelli, mi servivano delle dispense. Quando mi dirigo alla volta della copisteria ecco che scorgo una fila di esseri umani chilometrica, interminabile. Circa 50 studenti in attesa di poter fotocopiare, acquistare, editare, stampare etc etc.

Mi accodo anch’io e la fila intanto aumenta, stando sola, mi metto ad ascoltare le ciance dei miei coetanei, si parla più o meno sempre delle stesse cose.

Sono stata in fila venti minuti prima che arrivasse il mio turno e … sorpresa!

In quel frangente di tempo nessuno, ma dico nessuno, è finito a discutere per chi fosse arrivato prima e per chi dopo. Nessuno aveva fatto l’astuto, nessuno si era infilato prima dell’altro. Tutto regolare. Eppure io nell’attesa aspettavo vigile che arrivasse il furbo, il fregarolo. Niente di niente. Senza bigliettini, numeretti, prenotazioni e manovre strane, il ventenne medio, studioso e inserito in un contesto sociale ampio e variegato è riuscito a rispettare il proprio turno in copisteria e il turno altrui.

Provate a fare lo stesso all’ufficio postale di Ladispoli.

Provate a fare lo stesso da Pompi a Roma.

No! Tranquilli che assisterete a qualche rissa, qualche litigio, qualche gesto stizzoso attuato in un micro-mondo (In questo caso un esercizio commerciale) dove qualche furbo ha cercato di furbeggiare, e chi di contro non essendo stupido, ha fatto valere i propri diritti.

Allora io mi chiedo, chi fa veramente schifo?

Il docente universitario, che dovrebbe fondare l’alta società degli eruditi, ma salta una lazione senza neanche avvertire gli studenti?

Gli imprenditorucci da due soldi che chiudono le ditte e le riaprono sotto altro nome, senza pagare i ragazzi che hanno lavorato per loro in cantiere?

Gli anziani che cercano litigio ovunque, solo perché non ci stanno all’invecchiamento cellulare che li ha colpiti?

E quanti potrei elencarne di adulti marci (preti pedofili, genitori tossici, maestre violente) puah! Non finirei più.

O forse fa schifo la ragazzina sedicenne perennemente a dieta, che vede il padre sbavare, sbracato su una poltrona, toccarsi i genitali e borbottare “Che je farei a questa!” quando le veline fanno lo stacchetto.

Eppure il governo Mediaset per vent’anni l’avete votato voi! Cari adulti.

Detto questo, concludo dicendo che dietro un giovane c’è sempre un adulto e se l’educazione che gli avete dato, a scuola e in famiglia, lascia a desiderare … meno male che oggi un ragazzo di 25 anni ha la capacità di procurarsene un po’ da se.

Non importa se si comincia rispettando la fila della copisteria di fronte la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università Roma tre.