un pezzetto

Lei rimase compiaciuta e appagata, i miei sospetti sulla sua personalità erano fondati.

«L’avevo detto che gli uomini sono tutti uguali». Affermò manifestando un chiaro sentimento di onnipotenza.

«Ramona, Colonnello, sei stata tu a dimostrarmi quanto io non sia propriamente un uomo, non ricordi? Non è al tuo atomico corpo che sono interessato, bensì a quell’altrettanto magnifico Nokia che hai messo in tasca, che è senz’altro meno formoso di te ma potrebbe rivelarsi di gran lunga più utile». La guardavo famelico, muovendo qualche passo verso di lei, la quale piegò il viso verso sinistra e sorrise falsamente mentre Pierre apriva a sua volta la porticina del bunker.

Mi fermai di soppiatto, sbuffando.

«Ascoltami Alesa, tu mi sottovaluti un tantino troppo». Affermò.

«Ho interrotto qualcosa?» Esordì Pierre piazzandosi al centro della stanzetta.

«Sì, un tentativo di approccio con il vostro bel colonnello, ma hai rovinato tutto! E perché mi cambiate nome ogni due minuti, chi è Alesa?» Chiesi spazientito.

«Nonostante la sua posizione, ha ancora voglia di scherzare. Ma dove l’avete trovato questo squilibrato?» Disse Ramona rivolgendosi a Pierre.

«Adesso basta, sembrate due poppanti. Alesa è il diminutivo russo di Aleksèj, ti ci chiamavano alla base quando eri piccolo, tuo padre era mezzo russo e mezzo americano». Spiegò.

«Ora smettete di discutere per favore».

Rimanemmo in silenzio cinque secondi e anche John venne a farmi visita.

Entrò nel container in silenzio con un borsone sportivo nero, e si chiuse la porta alle spalle, Pierre era agitato, Ramona elettrica.

«Ma cosa succede? Come mai siete tutti qui?» Chiesi corrugando le sopracciglia e facendo un passo indietro. Mi insospettii un tantino, avvertivo un’aria strana. Ramona si mise seduta sul letto e accavallò le gambe.

«Devo chiederti di spogliarti, tesoro».

Ad un tratto l’atmosfera era cambiata radicalmente, era come se mi nascondessero qualcosa di brutto, mi sentivo l’agnello che il contadino uccide per Pasqua.

«Pierre, che succede?».

Il cuore iniziò a battermi forte e le mani si scuotevano nelle loro familiari contrazioni involontarie, l’Ufficiale aveva ragione, amavo la vita, non volevo morire.

«Fai come ha detto Ramona, non preoccuparti». Disse Pierre dispiaciuto.

«No, ti prego, farò tutto ciò che mi chiederai ma dimmi cosa dovete farmi, ti supplico. Pierre, dimmi perché siete venuti in tre». Ero teso come una corda di violino.

«Mettiamogli le manette». Suggerì Ramona.

«Non ancora, non è pericoloso, non agitiamolo per favore. Alex nessuno si farà male, levati qualche vestito e rimani calmo». Insistette l’Ufficiale. Non so per quale motivo ma mi sentivo tanto scosso a livello emotivo che mi si lucidarono gli occhi. Forse ero troppo provato, mi guardai intorno e capii che l’ultimo briciolo di fiducia la riponevo in Pierre, senza sapere perché. Mi sfilai la maglietta esponendo la cicatrice al centro dei dorsali, era stata provocata dall’Ufficiale in occasione del nostro primo scontro. Ramona mi osservava con malizia.

«E vai con i pantaloni». Sussurrò ammiccando. Mi voltai e la guardai irritato.

«Ehi, se hai bisogno di qualcosa in particolare basta chiedere». La provocai.

«Uhm, scusa tanto bellezza». Rispose scuotendo una mano e simulando un’espressione preoccupata.

«Alex, non rivolgerti al Colonnello in questi termini» Mi ammonì Pierre.

Misi le mani ai fianchi ed espirai, mi tolsi i pantaloni, i calzini e rimasi in boxer.

«Ecco, contento ora?»

«Non quanto credi tu». Ammise lui.

Si diresse verso il borsone e lo aprì, tirò fuori una scatola nera e la posò sul letto, io lo guardavo mentre la apriva, conteneva una fiala rossa e due siringhe. Un brivido lungo la schiena mi scosse.

«Dio Pierre, dimmi che devi fare. Qualcosa è andato storto e volete uccidermi?» Mi tremava la voce, il viso preoccupato dell’Ufficiale mi terrorizzava.

«Ma quanta paura hai di morire?» Mi rispose con una domanda.

«Ha ventiquattro anni, Pierre, che ti aspetti? Facciamogli l’iniezione e basta, non capisco a cosa servano tutti gli scrupoli che ti fai ogni santa volta». Si intromise Ramona.

«Non devi capire, Colonnello. Sei qui unicamente per eseguire».

Ero contento che Pierre fosse, fra tutti, quello col grado più alto. Per ciò che sapevo, osservando le stelle sulla divisa, doveva equivalere a un Generale Tenente dell’Esercito Americano, ma non conoscevo bene la gerarchia della corporazione spaziale. Ramona non batté ciglio.

«Alex, siediti sul letto». Mi suggerì Pierre.

Mi spostai scosso e mi misi e sedere, in quei giorni ero dimagrito e avevo le gambe stanche poiché non avevo possibilità di fare movimento. Stavo in attesa con la schiena incurvata e il viso segnato.

«Stiamo partendo. Ci dirigiamo a Merritt Island, in Florida, al John F. Kennedy Space Center».

Mi portai le mani alla testa, poi le faci scivolare sopra gli occhi. Dunque era finita. Mi portavano via dal pianeta Terra.

«Perché così presto?» Avevo voglia di piangere, mi sentivo disperato.

«Perché mi hanno ordinato di procedere col trasferimento, mi dispiace».

Cercavo di non piangere, me ne vergognavo ma non riuscivo a trattenermi. Non capivo cosa avessi fatto di male per meritare di trovarmi in mutande di fronte a tre uomini più potenti di me, i quali mi imponevano di rinunciare alla mia libertà. Ramona non rideva più, John era visibilmente toccato e Pierre non riusciva a guardarmi in faccia.

«Devo addormentarti, non posso trasportarti da sveglio, sarà meno rischioso per entrambi e tu ti sveglierai direttamente alla base spaziale».

Mi passai l’avambraccio sotto il naso sostituendolo ad un fazzoletto.

«Non dovevi dirglielo». Insinuò Ramona.

«Lo so, ma a noi non cambierà nulla e lui sarà meno sconvolto al risveglio».

Mi guardavo i piedi e ogni tanto singhiozzavo.

«Sei pronto?» Mi chiese Pierre.

«No, non riesco a pensare». Probabilmente risultavo infantile.

«Allora è meglio che ti addormenti, almeno non dovrai farlo».

«Sì, forse hai ragione».

«Allora procediamo». Sospirò e preparò le siringhe, mi si avvicinò.

«Rilassati e non preoccuparti. La tua incolumità è sotto la responsabilità di diverse forze armate sparse fra i continenti».

«Per ora». Sussurrai.

Respirai e guardai in alto, Pierre mi tastò fra gli addominali con l’indice e il medio, sembrava cercasse il punto giusto, mi guardò negli occhi per un istante ma non ricambiai. Infilò l’ago sotto pelle ed io avvertii una fitta profonda e fastidiosa.

«Adesso mettiti dritto col collo». Disse a voce bassa.

Io guardai dritto di fronte a me ed ebbi un giramento di testa, socchiusi gli occhi perché la luce mi offuscava la vista, eppure era quella di sempre. Pierre passò le dita al lato del collo, poi infilò l’ago per la seconda volta. Emisi un lamento e provai una vertigine terribile e violenta. Sentii la nausea e gli occhi visualizzarono immagini mai viste come se le avessi vissute.

“Déjà-vu”. Pensai con la voce e la pronuncia di Greta.

 

La spalla di un uomo, la mia spalla, ospitava il nasino di un bambino che piangeva ed ero allo stesso tempo sia l’uomo sia il bambino. Poi mi concentrai sul piccolo che aveva paura e stringeva con la manina la tuta nera di quel signore.

«Fermo Aleksej, ora io e te dormiamo un pochino insieme su questa navicella».

«Mam ma?»

«La mamma deve stare sola per un po’ di tempo, ma presto potrai raccontarle di un bel viaggio». Il liquido si diffondeva attraverso i vasi sanguigni, attraverso il corpicino del bambino spaventato che abbracciava un altro me, adulto e un po’ invecchiato. Tutto si oscurò e mi persi in un mare morbido, caldo e vellutato, la gravità non esisteva più. Credetti che se mai avessimo un anima, quella fosse la prova effettiva della sua esistenza, in quell’istante ero fatto solo di lei, di quell’unità inconsistente e tangibile contemporaneamente.

Lei era l’unico fattore che rappresentasse la mia “non morte”.

Alienato Claudia Crocioni

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Lettera aperta alla mia generazione

Lettera aperta alla mia generazione.

Ho da pochissimo compiuto 25 anni, un quarto di secolo è passato e credo sia giusto, per me inevitabile, fermarmi a riflettere sulla società nella quale ho vissuto fin’oggi. Per evitare di essere troppo prolissa mi soffermo a esaminare una frase che ascolto spesso: “I giovani di oggi fanno schifo!”.

Permettetemi di dissentire, o meglio di spiegare.

È vero, in giro i bambini di sedici anni bestemmiano e ruttano a rotta di collo. Non sanno parlare in italiano, hanno l’insulto facile, sono arroganti con i deboli e zerbini coi potenti (citando Frankie), le femminuccie anoressiche o bulimiche per cosa poi? Per imitare Belen, Dio mio che dolore!

Però, l’altro giorno è successa una cosa che mi ha fatto riflettere:

 

Lunedì sono andata all’università, questo periodo strafrequentata a causa degli imminenti esoneri ed appelli, mi servivano delle dispense. Quando mi dirigo alla volta della copisteria ecco che scorgo una fila di esseri umani chilometrica, interminabile. Circa 50 studenti in attesa di poter fotocopiare, acquistare, editare, stampare etc etc.

Mi accodo anch’io e la fila intanto aumenta, stando sola, mi metto ad ascoltare le ciance dei miei coetanei, si parla più o meno sempre delle stesse cose.

Sono stata in fila venti minuti prima che arrivasse il mio turno e … sorpresa!

In quel frangente di tempo nessuno, ma dico nessuno, è finito a discutere per chi fosse arrivato prima e per chi dopo. Nessuno aveva fatto l’astuto, nessuno si era infilato prima dell’altro. Tutto regolare. Eppure io nell’attesa aspettavo vigile che arrivasse il furbo, il fregarolo. Niente di niente. Senza bigliettini, numeretti, prenotazioni e manovre strane, il ventenne medio, studioso e inserito in un contesto sociale ampio e variegato è riuscito a rispettare il proprio turno in copisteria e il turno altrui.

Provate a fare lo stesso all’ufficio postale di Ladispoli.

Provate a fare lo stesso da Pompi a Roma.

No! Tranquilli che assisterete a qualche rissa, qualche litigio, qualche gesto stizzoso attuato in un micro-mondo (In questo caso un esercizio commerciale) dove qualche furbo ha cercato di furbeggiare, e chi di contro non essendo stupido, ha fatto valere i propri diritti.

Allora io mi chiedo, chi fa veramente schifo?

Il docente universitario, che dovrebbe fondare l’alta società degli eruditi, ma salta una lazione senza neanche avvertire gli studenti?

Gli imprenditorucci da due soldi che chiudono le ditte e le riaprono sotto altro nome, senza pagare i ragazzi che hanno lavorato per loro in cantiere?

Gli anziani che cercano litigio ovunque, solo perché non ci stanno all’invecchiamento cellulare che li ha colpiti?

E quanti potrei elencarne di adulti marci (preti pedofili, genitori tossici, maestre violente) puah! Non finirei più.

O forse fa schifo la ragazzina sedicenne perennemente a dieta, che vede il padre sbavare, sbracato su una poltrona, toccarsi i genitali e borbottare “Che je farei a questa!” quando le veline fanno lo stacchetto.

Eppure il governo Mediaset per vent’anni l’avete votato voi! Cari adulti.

Detto questo, concludo dicendo che dietro un giovane c’è sempre un adulto e se l’educazione che gli avete dato, a scuola e in famiglia, lascia a desiderare … meno male che oggi un ragazzo di 25 anni ha la capacità di procurarsene un po’ da se.

Non importa se si comincia rispettando la fila della copisteria di fronte la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università Roma tre.

 

scrittori, inviate inviate!

Un saluto a tutti gli scrittori che bazzicano il web, soprattutto quelli che ho conosciuto ultimamente tramite il blog e i gruppi Facebook di lettura/scrittura. Sto leggendo molto volentieri due romanzi: “Black Diamond” di Erika Corvo e “Before the first love” di Adriano Fedeli. Questi due romanzi li ho conosciuti grazie alla mia iniziativa Postarisposta, che consiste nell’invio da parte vostra di un testo scritto che vi riguardi, può essere un pensiero, la trama del vostro romanzo, la vostra biografia. Io non farò altro che pubblicarla sul mio blog e condividerla il più possibile su Facebook, Twitter e altro. Trattasi di semplice e gratuito passaparola, dunque alla portata di tutti.

Il mio indirizzo e-mail è clacro9@aol.com

Faccio intanto i complimenti ad Erika Corvo che ha veramente un talento innato per la narrazione e per il genere fantascientifico. Il suo romanzo è scorrevole e gradevole, alterna ampi dialoghi e action, intercalandoli in magnifiche ambientazioni futuristiche. 

Mi complimento anche con Adriano Fedeli, il romanzo che ha scritto è ripreso da una sua sceneggiatura. E allora voi immaginerete quest’uomo di quarant’anni… invece Adriano di anni ne ha appena diciotto, a dimostrazione di come, con la tendenza alla scrittura se non ci si nasce, poco ci manca. “Prima del primo amore” è una piacevolissima storia d’amore e di vita, molto realistica e contemporanea.

Interrompo ad oggi la lettura di ulteriori romanzi per riprendere gli studi universitari fino a settembre. Svolgendo anche un lavoro full-time, non ho tempo di fare tutto. Anche perché devo ultimare l’editing di “Legato ad un’ombra – Notti bianche a Miami” e poi finire di scrivere il mio terzo romanzo “La missione” di cui vi parlerò prossimamente. 

Ancora un saluto a tutti e alla prossima!

POSTARISPOSTA CON MIRIAM PALOMBI E IL SUO “LUOGHI OSCURI”

Buon giorno a tutti: autori e lettori! Inviatemi le vostre recensioni ed io le condividerò a più non posso in giro per il web!

Ho appena pranzato, dunque sono pronta a diffondere ancora e sempre di più, notizie relative ai VERI talenti letterari che circolano nella nostra bella Italia! Godetevi questa recensione che riguarda un’artista che ho conosciuto di persona e che ha talento da vendere!

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MIRIAM PALOMBI:

 Nasce a Milano nel 1972, ora vive a Cerveteri in provincia di Roma. Ceramista e scrittrice appassionata di storia dell’arte medioevale, alterna la partecipazione a mostre ed eventi culturali, con la scrittura seguendo un filone di narrativa storico-fantastica e horror.

       Un suo racconto “La soglia” partecipa al concorso Vaults 2008 e selezionato viene pubblicato nell’antologia omonima , progetto Area 31 press di Edizioni Ferrara.

       Il suo primo romanzo, “La croce di Bonifacio”, è edito nel 2008 giunto alla seconda ristampa ,da “Albatros Il Filo” edizioni, suoi sono i disegni all’ interno ed in copertina.

Con questa sua opera prima consegue:

-Premio Selezione al concorso letterario internazionale “Archè Anguillara Sabazia Città d’Arte 2010.

-Segnalazione speciale al premio letterario Garcia Lorca 2010 sezione romanzo storico.    

-Semifinalista al concorso letterario “Penna D’Autore” 2010

-Semifinalista al concorso letterario ”Alberoandronico”2010

     Il suo nuovo libro è una raccolta di racconti horror “Luoghi Oscuri”, edito nel Marzo 2012 da SensoInverso, La venticinquesima ora, tratto dall’antologia arriva al terzo posto al Premio Internazionale Palazzo Ruspoli 2012.

“ Il dono” racconto breve viene selezionato per far parte della raccolta “Schegge per un Natale Horror” dicembre 2013 edito da Dunwich edizioni, promosso dal sito Letteratura Horror.

 

    Il suo libro  “Luoghi Oscuri”, edito nel Marzo 2012 da SensoInverso 

Creature deformi che prendono vita all’improvviso, una macabra caccia al tesoro nel sottosuolo di Parigi, acque profonde e maledette che nascondono un pauroso segreto, il viaggio di un treno diretto all’inferno, una fabbrica di strane bambole, un tatuaggio famelico, un’inquietante camera d’albergo, porte segrete che conducono al confine con la follia, l’orribile e agghiacciante Circo Mirabilia, sottoporsi a un’operazione di chirurgia estetica dai risultati terrificanti…

Le storie di Miriam Palombi sono intrise di quell’ansia latente, quella sensazione di disarmante disagio, quella lieve inquietudine che vi porteranno, di tanto in tanto mentre state leggendo, a scrutare guardinghi dietro le vostre spalle.

Perché luoghi oscuri si possono rivelare, a volte, anche quelli in cui quotidianamente viviamo e nei quali crediamo di essere al sicuro.

 La paura non e solo sangue, la paura è ovunque e può nascere da qualunque cosa.

         E’ un corto circuito nella testa, un evento irrazionale al quale non si riesce a dare una spiegazione, è la rinuncia alla logica, allora si cerca rifugio in luoghi sicuri.

         Questo è il punto cardine di questa raccolta di racconti, l’ambientazione, luoghi sicuri che però improvvisamente, al calar delle tenebre, divengono altro, trasformandosi in luoghi oscuri e spaventosi.

           Luoghi Oscuri é un omaggio ai classici del genere horror, dagli albori del romanzo gotico ambientato in antiche magioni,” Stesso Sangue”, biblioteche antiche “La venticinquesima ora” e case infestate “L’esperimento” fino all’horror angosciante di Poe, dove è il nostro inconscio a proiettare demoni e paure come ne “La stanza d’albergo” e “Tredici piccole perle”. Leggendo “L’ antro della bestia” ritroviamo quel filone definito horror mitologico sviluppato da Lovecraft, dove il male viene personificato, assumendo forme ancestrali.

           Come si reagisce alla paura? La paura si combatte, in “Giù nel profondo” il protagonista con ironia uscirà indenne da una spaventosa avventura nei sotterranei di Parigi, o vi si è succubi come in “Cose da bimba” , il protagonista di questo racconto finisce per soccombere a quella che era la sua più atroce paura infantile .

La dinamicità ed il finale incisivo colpiscono il pubblico, sempre più attratto dalla morbosità di crimini efferati, purtroppo reali. Creare personaggi crudeli, inverosimilmente “cattivi” calati in situazioni irreali dove la logica è completamente stravolta, può servire ad esorcizzare le paure quotidiane. Mai potrà accaderci qualcosa di simile.

 GIU’ NEL PROFONDO

Un’assurda caccia al tesoro nelle catacombe di Parigi, una leggenda metropolitana che prende corpo divenendo realtà inquietante, creature eteree che spiano le nostre mosse. L’importante è riuscire a tornare in superficie.

LA VENTICINQUESIMA ORA

Un alchimista progetta un orologio e una biblioteca, dove il tempo non è come lo conosciamo. In quell’ora,la venticinquesima, fuori da ogni razionalità, tutto si trasforma e prende vita, popolandosi di creature terribili asservite ad un guardiano che ha lo scopo di preservare ogni segreto.

IL TRENO DI NOTTE

Un tentativo di suicidio fallito, una stazione dove passa un unico treno che deve portare a compimento il progetto del destino, a bordo un moderno Caronte che scorterà il protagonista fino alla fine designata.

ACQUE PROFONDE

Un crimine restato impunito, un lago profondo ed inaccessibile che nasconde questo segreto, ma la vendetta avrà il volto di un incubo.

13 PICCOLE PERLE

Un negozio di tatuaggi che richiama come una calamita, la disperazione del protagonista. Tatuaggi che si animano per lenire le solitudini ma che in cambio chiedono un tributo di sangue.

COSE DA BIMBA

Un laboratorio immerso nel silenzio, un guardiano notturno. Le angosce di un bimbo ormai cresciuto divengono realtà quando innocue bambole prenderanno vita come nei suoi incubi peggiori. Al sorgere del sole avranno un nuovo amico con cui giocare.

STESSO SANGUE

Una stirpe sanguinaria, il legame interrotto da un’eredità rifiutata. Una notte passata nella grande villa di famiglia concepita come un labirinto, dove antenati emergono come scheletri da antiche tele dipinte. Purtroppo non sono disposti a rinunciare al sangue del proprio sangue.

LA STANZA

Una notte, un incontro, il risveglio in una camera d’albergo dove il protagonista, riflesso nello specchio, non vedrà più il suo volto. Al suo posto una maschera grottesca, ma forse in profondità…

LA PORTA CELATA

Una stanza nascosta dove un lancio di dadi attiva un assurdo meccanismo, appaiono dipinti che non sono altro che tarocchi, lì è scritta ogni cosa, passato, presente, futuro.

 MIRABILIA

Uno strano circo dove gli avventori diventano le attrazioni di un crudele spettacolo. A metterlo in scena sono grotteschi personaggi che ben poco hanno di umano. Delle gabbie chiuse, torture inimmaginabili e al protagonista non resta che aspettare il suo turno.

GENS ARCANA

Una clinica di bellezza ai margini della Foresta Nera. Un dottore che sostituendosi al “creatore”, cerca di realizzare la sua visione di mondo perfetto trasformando esseri umani in creature del mito.

L’UOMO NERO

Un criminale spietato che neppure la morte riesce a fermare. Solo una transizione che gli permetterà di diventare “L’Uomo Nero” e di entrare negli incubi della gente.

L’ANTRO DELLA BESTIA

Un parco giochi, una vecchia attrazione in disuso dove sembra celarsi la stessa essenza del male. Il protagonista cerca” l’anima” di suo fratello, colpevole e vittima di un vecchio crimine, ciò che troverà, però, sarà inverosimile. Una creatura mostruosa che ha generato secoli e secoli di empietà e perversioni, personificandole nei propri figli.

IL COSTRUTTORE DI BURATTINI

Un uomo che segrega le sue vittime trasformandole in burattini, coscienti intrappolati all’interno di corpi inermi. Saranno i protagonisti del suo assurdo ed infantile spettacolo.

L’ESPERIMENTO

Una vecchia casa infestata da presenze. Un esperimento condotto da uno studioso in cerca di conferme. Il manifestarsi di sconcertanti attività paranormali gli darà la possibilità di chiudere i conti con il passato portando alla luce un “piccolo” segreto mai confessato. Da quell’esperienza, però, la sua mente non farà più ritorno.

 

Alla prossima!!!

 

postarisposta con Erika Corvo, seconda puntata

Secondo appuntamento co Erika Corvo.

Sapete che vi dico? Mi attirano proprio queste sue storie. Vorrei proprio leggere un suo libro. E soprattutto, inizia veramente a piacermi il tema Fantascienza. Erika, I want one of your books, I’m serious. 

Recensione di “Fratelli dello Spazio Profondo” a cura di Davide Dotto:


Trama: Ci troviamo all’interno di un istituto scolastico, un luogo che appare subito poco rassicurante: gli allievi che lo frequentano, o almeno alcuni, sono sottoposti alle angherie più inverosimili per uno scopo che trapelerà più avanti. I più forti, spregiudicati, violenti e capaci di resistere a stress terrificanti, saranno reclutati per contrastare la Fratellanza dello Spazio Profondo, un’accozzaglia di pirati che porta trambusto e caos all’interno della Federazione Interplanetaria. Tuttavia proprio le qualità ricercate, coltivate e sollecitate (anche in modi discutibili) negli studenti più promettenti si rivolteranno contro la Federazione. Tra costoro c’è Brian Black, nativo di Bagen. Una volta caduto il velo dagli occhi, scoprirà i crimini efferati commessi dalla Federazione, la triste sorte del suo pianeta e soprattutto un organizzatissimo traffico di schiavi. Arruolatosi nella stessa Fratellanza che avrebbe dovuto osteggiare e divenutone il capo con il nome di Black Diamond, scatenerà una caccia all’uomo senza precedenti:

Io, lo studente isolato e messo al bando, quello deriso e sbeffeggiato, quello per cui nessuno aveva mai mosso un dito… Ora avevo centinaia di uomini disposti a farsi ammazzare al comando di un mio schioccar di dita. 

Recensione: Tralasciando qualche refuso che si incontra qua e là nel testo, devo ammettere di aver avuto tra le mani una storia ben strutturata e convincente. Niente è lasciato al caso; l’autrice, scena per scena, dimostra di essersi documentata adeguatamente su ogni aspetto. Ha consultato le biografie di Cesare e di Annibale per studiarne la strategia militare oltre testi di chimica e di divulgazione scientifica. E ha fatto benissimo perché si vede, non c’è improvvisazione, sa di cosa si sta parlando. Interessante è stato dare voce via via ai singoli personaggi, i quali raccontano e si raccontano in prima persona, alternandosi tra loro. A ogni capitolo immagino un primo piano in cui Brian, Stylo e gli altri prendono la parola, interrogati da un regista che non si vede.

Non parlo a sproposito di scene perché si ha veramente l’impressione di vedere un film trasposto su carta come confessa l’autrice in un’intervista. Tutto gira intorno a Brian Black: è il perno, la colonna portante, la calamita. Una volta scoperchiato il vaso di Pandora e resosi conto dei progetti che la Federazione aveva predisposto per lui, si trova al primo giro di boa. Se i Federali volevano trasformarlo in una vera e propria macchina da guerra per ostacolare il Cobra, il capo della Fratellanza dello Spazio profondo, cosa gli impedisce di essere lui stesso un pirata e di condividerne gli ideali? Domanda apparentemente peregrina, avendo tutte le carte in regola. Da che parte deve stare se non dove più si riconosce? Questo è l’effetto collaterale imprevisto dell’addestramento.

Carte in regola in che senso? Ciò che Brian è o presto diventerà è ciò che sopravvive di un programma disumano, durante il quale lui e altri sono sottoposti a violenze psicologiche e a inaudite pressioni. Brian ha resistito, non è crollato. Ha resistito tuttavia con la medesima arma rivolta contro di lui: la violenza, a suo dire l’unica soluzione possibile. A poco a poco si profila una realtà inquietante: è proprio la sua capacità di reagire a situazioni avverse ad averlo inserito in un progetto particolare (Hunter). Tra le aule scolastiche è iniziato un duro addestramento per future missioni al momento sconosciute. Ma chi ha dato il consenso a tutto ciò? Una volta evaso dalla sua prigione, in compagnia di Stylo, un insegnante dalla sua parte con trascorsi discutibili, scoprirà una verità amara. Il romanzo si apre a risvolti di un universo distopico. L’inferno non è solo dentro, a scuola, ma soprattutto fuori. La sua casa non è più una casa, il suo pianeta non è più un pianeta, ma una distesa desertica. A questo punto c’è il giro di boa, il cambio di direzione, la vendetta. Una vendetta cieca e assoluta. Black Diamond, questo ora il suo nome, nelle tasche ha una sola moneta: la violenza, non quella degli incapaci ma quella dei disperati, che ha tutto l’aspetto di una grammatica impermeabile ad altri linguaggi. Inavvertitamente l’addestramento sottobanco della Federazione ha creato un pirata, un individuo che non conosce altre modalità di esprimere le sue emozioni, un essere crudele, spietato, un criminale della peggior specie e incapace di controllarsi. Questo il punto:

Se la violenza è necessaria, non è necessario prenderci gusto (Stylo)

A poco a poco si è fatto strada, dentro la sua anima, un mostro che non ha mai cessato (prima a scuola, poi nella vita) di alimentare. Le sfide che deve affrontare sono due (rappresentano il cuore del romanzo):
1.Riportare ordine e pace su Bagen, suo pianeta d’origine;
2.Riportare ordine e pace nel suo spirito, ugualmente devastato

In questo breve inventario che ruolo ha la vendetta, che si trova in mezzo? Non porta soddisfazione, non chiude le questioni, può apparire addirittura superflua, eccessiva. Diamond alla fine comprende che la sofferenza provocata da essa si aggiunge a quella subita, in un conto che si incrementa, senza mai diminuire. Il finale apre a nuove prospettive, nuove direzioni. Un nuovo giro di boa.

postarisposta con Erika Corvo … e … auguri di buona pasqua!

Ben tornati sul blog di Claudia Crocioni, pronti a scoprire autori talentuosi e genuini. Vi ringrazio veramente tantissimo di partecipare, di tenerci in contatto, di aiutarci e di esistere anche! Grazie autori VERI !!!! Autori in carne ed ossa e soprattutto autori di reale ingegno!

Oggi parliamo di Erika Corvo, autrice sì ma anche cantante. Ha all’attivo cinque romanzi editi e altri quattro già pronti per la pubblicazione e un LP con dieci canzoni sue.

Vi metto a disposizione due recensioni per ora, forse non saranno postate in ordine cronologico, ma ciò che mi interessa è solo divulgare, divulgare, divulgare. Le prossime saranno pubblicate martedì 22 aprile, sul mio blog, su Facebook, su Twitter, su Google+ e spero le condividerete a vostra volta.

Intanto vi saluto e vi auguro buona lettura e felice pasqua !!!

Link della recensione di “Blado 457 Oltre la Barriera del Tempo”:http://www.leggereacolori.com/letti-e-recensiti/sponsorizzati/recensione-di-blado-457-di-erika-corvo/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

 

Recensione di “Black Diamond” a cura di Lidia Ottelli:

 

“Eccomi ancora una volta a recensire Erika Corvo.
Black Diamond è l’ennesimo racconto della poliedrica Corvo, il secondo capitolo di Fratelli dello Spazio Profondo che ho recensito mesi fa.

Una nuova avventura tra i pianeti della confederazione e luoghi sconosciuti. Il cattivo di turno è alle prese con un nuovo pianeta pieno zeppo di uranio. Cercherà di coinvolgere in modo illecito la confederazione che cascherà nella sua trappola. Fingendosi una persona che non è, cerca di sposare la principessa erede per poi conquistare intero regno.
Il nostro Brian Black si metterà in difesa della bella ragazza rischiando sia la sua vita che quella del suo equipaggio. Inizia così una nuova battaglia tra intrighi e falsità, strategie e guerre che sfocerà in un finale aperto che presuppone un altro capitolo che noi aspettiamo con ansia .

Un altro bellissimo libro scritto come sempre benissimo con molto colpi di scena e un ottimo ritmo. Ormai tutti conosciamo il talento della scrittrice e conosciamo i suoi romanzi. Una bellissima storia d’amore, bellissimi inseguimenti nello spazio con una suspance sempre ai massimi livelli. Come sempre un plauso a Erika per l’ottimo modo con cui mi tiene incollata al video.
Aspettando un seguito, consiglio a tutti gli amanti del genere fantascienza questo secondo capitolo ancora più emozionante e avvincente.”

 

Recensione di “Tutti i Doni del Buio” a cura di Roberto Baldini

 

“Un futuro lontano o forse no. Il pianeta è stato devastato dalle guerre, con esplosioni, carestie, stragi… La civiltà umana, se così possiamo ancora definirla, ha subito notevoli mutamenti e non potremmo utilizzare parola più appropriata. Tutte le sostanze nocive disperse nell’atmosfera hanno creato nuove razze, sempre discendenti da una costola umana ma con peculiarità differenti. Una di queste razze, gli Shakar, hanno come caratteristiche dominanti un’altezza al di sopra della media e una folta criniera splendente. Caratteristiche fisiche a parte, però, ciò che si nota principalmente è il fatto che queste creature siano mute. Almeno all’apparenza. In realtà comunicano attraverso loro su frequenze diverse dalle nostre, per questo non riusciamo a capire ciò che dicono. Tutti sono terrorizzati da questa razza, poiché mangiano carne cruda e girano solo di notte, in quanto la luce del giorno li terrorizza. L’essere umano ha paura di ciò che ignora, per questo la caccia verso gli Shakar sarà all’ordine del giorno. Akenion è un ragazzo come tutti, un umano. Per caso conosce una ragazza, Mitria, bella e solare. Decidono di frequentarsi, e Akenion è ben felice di aver trovato un’amica e, forse, l’amore. Purtroppo qualche comportamento strano lo farà dubitare delle origini della ragazza, e le credenze popolari non aiuteranno certo a fugare i suoi dubbi. Decide così d’intrufolarsi nella casa della ragazza, e scoprirà che…

Con questo libro pubblicato con youcanprint, Erika Corvo si addentra di nuovo in un futuro incerto e apocalittico, regalandoci emozioni a profusione, come aveva già fatto con “Blado 457. Oltre la barriera del tempo“. Tutte le nostre certezze e convinzioni saranno spazzate via in un baleno e scopriremo che si può ancora morire per mancanza di cibo o per l’ignoranza della gente. Un libro da divorare in un sol boccone, magari di sera, al buio. Con tutti i suoi doni.”

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